On writing a book and other stories

101storiesapienti

Mi hanno consigliato di prendere una strada nota, già battuta, una strada che mi farà arrivare al successo.

Mi hanno detto di scrivere racconti erotici e non cose sapienti tipo #101storiesapienti.

Allora mi sono attrezzato. E ho giá pronti due racconti. Li pubblico qui in anteprima.

Racconto 1: lui e lei.

Lui e lei.

Lo sguardo intenso.

I preliminari.

L’atto sessuale.

Il post atto sessuale, senza sigaretta ma con molto cibo.

Stop.
Racconto 2: lei e lui.

Lei e lui.

Lo sguardo intenso.

L’atto sessuale.

I preliminari.

Il post atto sessuale prima dei preliminari, senza sigarette ma con molto cibo.

Stop.
  

  

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Thriller, of course

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Questo nome fu, nella mente di don Abbondio, come, nel forte d’un temporale notturno, un lampo che illumina momentaneamente e in confuso gli oggetti, e accresce il terrore.

(indovina l’opera, indovina l’autore)

Ecco, il meccanismo dei lampi nei film dell’orrore o nei thriller
1. Era una notte buia e tempestosa e il nostro eroe vaga senza meta braccato da forze oscure innominabili;
2. Improvviso si presenta un lampo che rende più chiaro al nostro eroe – e a noi – non tanto una via d’uscita ma la vera natura del suo-nostro terrore: la visione del male in carne ed ossa, la minaccia presentificata.

L’ingegnere

Scrivere

Sempre stamattina, ma come fosse un’altra mattina, mi sono svegliato con un sogno ben fatto. Una storia completa che mi sono raccontato subito subito per non perderla. Poi sono andato in riva al mare, dove un inglese alle sette e mezza era sotto la doccia e ha urlato verso il nulla “holy shit”, e ho messo giù una storia sapiente dal titolo “L’ingegnere”.
Il titolo potrebbe essere pure “L’ingegnere gestionale che vive in un piccolo paese di provincia” ma il riferimento sarebbe stato troppo diretto.

Aristotele, il che e il perchè

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Ciò nonostante, però, noi siamo del parere che il conoscere e l’intendere siano proprietà piuttosto dell’arte che dell’esperienza, e consideriamo quelli che sono tecnicamente preparati più sapienti di quelli che seguono la sola esperienza, giacché reputiamo che, in ogni caso, la sapienza si accompagna alla conoscenza: e ciò è dovuto al fatto che gli uni conoscono la causa, gli altri no. Gli empirici, infatti, sanno il che, ma non il perché; quegli altri, invece, sanno discernere il perché e la causa.

(Aristotele, Metafisica, Libro I)

Questa mattina mi sono svegliato con un insolito appetito: avevo voglia di rileggere la Metafisica di Aristotele.
Il senso di conoscere a fondo le cose, di approfondirle, di prendere parte dal di dentro a qualcosa di più grande delle misere preoccupazioni quotidiane, dell’alzarsi la mattina per andare a scuola, dell’arrivare in ritardo solo per far dispetto ai professori o solo per stare ancora un poco con gli amici…
Questo senso mi piacerebbe restituire ai miei allievi, a quelli che conosco anche solo per caso…

Conosco però solo il che, non il perchè.
Sono come quei manovali di cui parla più avanti Aristotele, quelli che fanno le cose senza sapere perchè.

Dei gusci vuoti.


La tedesca perfetta (prima stesura)

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Se ne era venuta come una cosa apparentemente normale, in mezzo ad altre mille cose apparentemente normali: una valigia, un paio di occhiali, la stazione con il suo odore distratto, i giornali piegati sotto il braccio, due adolescenti a baciarsi distratti e a fare foto. Una cosa in un flusso di cose, indifferente.
{dico io: mi è venuto tutto diverso…}

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