L’onda

101storiesapienti, scrittura, scuola

8.

L’onda

(Tratto da 101-Storie sapienti dal sottoscuola)

Si comincia dalla fine.

Si comincia dal terzo anno.

Scena prima.

Io: “Ma voi l’avete vista l’onda?”

Loro: “Nooooooooooooo ancora?”

Io: “Perchè ve l’ho già chiesto?”

Loro: “Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiii prof dieci volte!!!”

S: “Tre volte in prima.”

P: “Tre volte in seconda”

T: “Quattro volte in quarta.”

Io: “(Ma voi non siete la terza?)

T: “Sì prof ma io ripeto…”

Io: “Ah ho capito. Quindi non ne parlo. E il mio piede sinistro? L’avete visto?”

S: “Che schifo prof quello mai!!!”

Io: “Come che schifo?”

P: “Cioè una volta io un piede di un prof l’ho visto ma era al mare.”

T: “A giugno gita a finale c’ero anch’io ma era un’altra scuola

P: “Miiiiii le ragazze di quarta si erano scottate i piedi ma continuavano a ballare“

Ma non li hai visti tutti e due?

Sì ma lui ha chiesto il sinistro

E che precisa che sei

Io Noooooooooo ma io dicevo il film “il mio piede sinistro”,  Quello con l’attore che ha fatto il film su lincoln

E poi anche l’ultimodeimohicani

E quello sull’ira.

Come si fa a fare un film sull’ira? Meglio,uno sull’amore.

E poi nessuno

No ma sull’ira nel senso di I.R.A., indipendenza irlanda del nord, non nel senso dell’emozione

Io l’avevo capito

Io no ma un film sull’amore è sempre bello da vedere

A me piacciono gli horror

Allora sei apposto quando ti guardi allo specchio nemmeno paghi il biglietto

Loro: ” ahahahahahahahaha”

Ragazzi conteniamoci. Torniamo ai film.

Sono due film molto diversi mammolto significativi.

” io però non ti insulto anche se sei un cesso”

Oh ma era una battuta vedi che ti offendi per nulla?

Ragazze torniamo al punto? Possibile che non si riesca a scherzare senza insultare?

Poi sempre sulla bellezza o bruttezza. Due cose:

1. La bellezza è dentro, non fuori;

2. Niente può ferirvi senza il vostro consenso;

3. Siete voi che decidete cosa vi fa male oppure no;

4. Per essere rispettati dovete in primo luogo rispettare.

5 torniamo ai film

Ok prof scusa t

Si scusa p

Oh vi siete appena chieste scusa?

Si non era quello che voleva?

Io: “Sì, cioè no!

Cioè, non vuole che ci chiediamo scusa

Sì, voglio che vi chiediate scusa ma anche no, non voglio che vi chiediate scusa dopo ma voglio che vi rispettiate prima di insultarvi

Vabbè prof come vuole lei (a parte: A questo non va mai bene niente…)

S: Prof

Sì?

Andiamo avanti?

Sì, andiamo avanti…

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Ho visto che…n*1: i prof

scuola

Premessa doverosa: non ho la tv. Le mie fonti sono i quotidiani, la rete, i miei allievi.

In ogni caso, ho visto che:

1) D’Avenia ha una pagina facebook e a me è piaciuta, nel senso che è inserita nel mio flusso di notizie da un pò di tempo.

2) D’Avenia fa conferenze in giro per l’Italia parlando di letteratura. In un suo post scrive:

“Io sono solo un postino che porta le belle lettere di altri alla gente della strada, a cui anche io appartengo. Questo fa un insegnante”.

E questa cosa qui mi piace perché mi pareva fosse un pò snob invece magari, almeno a parole, non lo è.
Che poi per me sono snob tutti quelli che non conosco, a pensarci bene.
Sono snob solo perché non li conosco.
E allora non li voglio conoscere.
Chiamasi meccanismo di difesa.

Il punto in questione è un altro, comunque.
Mi sento un insegnante nel senso che sono parte integrante della gente. Vivo nello stesso contesto sociale e culturale dei miei allievi.
Non arrivo da un altro posto ad imporre conoscenza.
Faccio scoprire e nel frattempo imparo ad ascoltare.

3) Un collega è stato molestato da una sua classe e il tutto è stato ripreso e messo in rete.
Trovo il tutto mortificante per il collega.
La spiegazione di un evento del genere va contestualizzata e approfondita. Inutile perdersi in proclami generici e moralistici sulla brutalità delle nuove generazioni e così via.
Le classi (alunni più insegnanti) non esistono nel vuoto.
Sono inserite in un contesto istituzionale prima (la scuola) e sociale poi (il territorio.
Quali sono le condizioni che hanno portato quei ragazzi a permettersi di calpestare non solo la dignità di un individuo ma anche le più semplici regole di convivenza?
Le responsabilità sono già state individuate e chi doveva pagare ha pagato.
La domanda da porsi è: come si è arrivati a quel punto?

Education Plan: qui non si butta via nulla.

Scrivere, scuola

 ‘Trattato di educazione generale, adattato all’uso di pubbliche lezioni, tradotto dal tedesco. – Milano, Imp. Regia Stamp. 1827 vincentius eduardus milde (archiepiscopus vindobonensis)’

Sarebbe come dire che:

1) non puoi partire dal fondo o da metà: si comincia dall’inizio e si finisce nella fine;

2) fine ed inizio sono già programmati ex ante, in anticipo;

3) l’insegnante decide da cosa si inizia e dove si va a finire.

Sarebbe come dire che:

1) i nuovi mezzi tecnologici non servono a nulla, da questo punto di vista: la relazione è sempre la stessa, la trasmissione dei saperi funziona ancora come nel passato;

2) la natura del sapere e della conoscenza è cristallizzata, statica, ontologicamente determinata. E l’ontologia di cui si parla qui è quella solida, forte, realistica all’ennesima potenza. Il reale è la fuori, da qualche parte, e ci dobbiamo adattare.

Alla fine credo che la scuola, almeno la scuola superiore, almeno in Italia, sia ancora in questa fase, più o meno.

Nonostante tutte le cosmesi.